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Lei.

Non si era accorta di lei subito. Come ogni cosa nella sua vita. Il battito improvviso si sarebbe esaurito da li a qualche momento. Mentre la scoperta, il lento andare caratterizzava le cose durature. Quelle che ti costringono a crescere insieme. Mano nella mano.
Lei era stata così. Un lento muoversi, dentro. Un onda che non si sa da dove comincia ma cresce con il vento e il moto della terra. Inesorabile, ineluttabile si infrange sulla spiaggia modificandola in un istante, per sempre.

Per la prima volta avevo guardato in faccia alla leggerezza. Propizia come non mai. Salvifica freschezza. 

- La vita finisce per rapirci proprio quando pensiamo che ci stia chiedendo troppo. E affannosamente cerchiamo di darle tutto. 

Pensavo. Facendo di finta di studiare il modo di uscirne fuori.
Era più attraente lasciarsi andare. Sprofondare nel vuoto creato, amato. Unica compagnia. La solitudine di un amore andato ormai, irrimediabilmente finito. Ma quando non si ha la forza di se stessi si finisce per crogiolarsi nel dolore procurato da altri. Come ancora a schivare i naufragi.
Eppure naufrago lo ero già. Senza accorgermene avevo costruito la mia isola senza palme e dal mare calmo. Una tavola, a difesa della mia spiaggia.

Pubblicato il 11/6/2012 alle 1.27 nella rubrica Diario.

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